Il Gruppo Padano di Piadena

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   La Cooperazione
del piadenese e casalasco

Nel giugno 1976 la Biblioteca Popolare di Piadena ha pubblicato un quaderno in occasione delle assemblee dei soci della Cooperativa di consumo con alcune testimonianze di cooperatori sulla sua storia, il testo di un audiovisivo realizzato dal Gruppo Padano per i soci e la riproduzione dei giornali stampati dalla Cooperativa dal 1955 al 1975.

In questo sito, per documentare un aspetto della vita sociale organizzata di Piadena pubblichiamo le testimonianze precedute dalla presentazione datata giugno 1976.

DAL QUADERNO "LA COOPERAZIONE DEL PIADENESE E CASALASCO

Il significato della Cooperazione è universale
Aiuta l'uomo a superare il suo egoismo e l'isolamento.
Va al di là del paese e della comunità nazionale.
Unisce gli uomini che vogliono essere liberi e uguali


Premessa

Perché abbiamo stampato questo quaderno con la riproduzione dei giornali della cooperazione locale, il testo dell'audiovisivo ed alcune testimonianze

Nel complesso quadro del nostro tempo, in cui le forze politiche della sinistra storica sono emerse come classe antagonista a quella borghese e conservatrice, con propri valori, con una moralità diversa e uomini nuovi, la cooperazione assume un aspetto importante e concreto.
Legata ai problemi quotidiani, la gestione di una cooperativa esige infatti un attento uso del patrimonio di tutti i soci per la loro difesa economica e per il loro elevamento culturale e politico.
Chi ne fa parte (o chi ne ha fatto parte) come responsabile sa come la vita di una cooperativa è una continua scuola di socialità vissuta e di competenza, che mette in crisi l'individualisno e fa emergere i valori dell'uomo sociale, che prepara i militanti a gestire la vita organizzata di una comunità con i problemi relativi e a rendere conto a tutti del proprio operato.
La ristampa e la raccolta dei giornali periodici della nostra cooperativa ci è parsa una iniziativa utile perché consente di "leggere" la sua storia dal vivo, cioè dai dati statistici, dalle relazioni di lavoro, dai bilanci delle varie attività ricreative e culturali che hanno sempre caratterizzato la nostra cooperativa sin dal suo risorgere dopo il fascismo.
Essa ha anche il significato di una proposta ai militanti che nei partiti, nei sindacati, nelle amministrazioni comunali e nei vari organismi di base, hanno responsabilità pubbliche: quella cioè di documentare la propria attività nel suo farsi, in modo che la base sia sempre informata sul lavoro svolto e sia in grado di partecipare con competenza alle assemblee periodiche nelle quali ogni ente democratico rappresentativo traccia le linee di fondo della propria attività. Ciò permette anche di "scrivere" con i fatti la storia degli organismi di base, nei quali si riflettono le questioni più generali della società nazionale e internazionale.
E' un metodo che consente anche, a distanza di tempo, di ricostruire problemi e decisioni, e di riflettere su di essi; ma soprattutto che consente ai giovani che si avvicinano o entrano a far parte o già fanno parte delle forze storiche che lottano per il socialismo, di conoscere ciò che il movimento operaio organizzato del proprio paese ha fatto prima di loro. La storia che essi porteranno avanti.

Piadena, giugno 1976

 

 

ALCUNE TESTIMONIANZE
DI COOPERATORI SULLA VITA DELLA COOPERATIVA DAL 1945

Nota: la documentazione è senz'altro lacunosa perché poche sono le interviste. E' però un contributo alla conoscenza della vita della cooperativa che potrà poi essere approfondita ed arricchita da altre testimonianze nel lavoro di documentazione storica sul paese che la Biblioteca Popolare intende iniziare.

Dopo la Liberazione

Gaspari Amerigo:
Nel programma del Comitato di Liberazione nel 1945 era prevista anche l'apertura della cooperativa, che era stata fatta chiudere dai fascisti nel 1921. Le quote sociali erano di 250 lire l'una.
Le adesioni venivano raccolte presso un ufficio che era al piano di sopra dove adesso c'è la posta (attuale ufficio anagrafe del Comune n.d.r.).
Abbiamo aperto il primo spaccio vino sull'angolo della piazzetta, nella casa di Ferrari, con un tavolo e due sedie. Servivano Roto Olgo e Ferodi Virginio. Presidente era Giuseppe Pavesi. Vice presidente Ciato Ponzoni.
C'erano i soci che si lamentavano un po' perché i gestori erano un po' rigidi: alla sera loro volevano chiudere presto, alle 10. Mi ricordo che Brunella (Molinari Bruno) diceva: "Oh, adesso che abbiamo la libertà, non possiamo stare alzati una mezz'oretta di più?". I giovani erano d'accordo anche loro e un po' alla volta abbiamo convinto i gestori a prolungare l'orario di apertura dello spaccio vino.
Appena aperto lo spaccio non c'era vino a sufficienza.
Allora il Comitato di Liberazione ha organizzato una colonna di carrettieri che con i cavalli, i carretti e le botti sono andati fino a Massenzatico, vicino a Reggio Emilia, a comperare il vino. Il vino allora aveva il prezzo bloccato. Noi però lo abbiamo pagato 12 lire in più rispetto al blocco. Quando ce ne siamo accorti, siamo ritornati a Massenzatico e siamo riusciti a riavere la somma pagata in più. Con quella somma abbiamo fatto diventare soci della cooperativa molti piadenesi, specie i giovani e quelli che ritornavano da militare, regalando loro una quota sociale.
Il vino che avevamo acquistato era molto e venne distribuito a tutti gli osti di Piadena oltre che alla cooperativa.

Mario Lodi:
Appena finita la guerra, Amerigo Gaspari, Agostino Della bassa e altri antifascisti che avevano ricostituito la cooperativa di consumo a Piadena, mi invitarono a collaborare.
Per me, giovane maestro che non sapeva niente di queste cose, incominciò un'esperienza nuova e all'inizio non immaginavo quante cose avrei imparato da quella scuola pratica che è la gestione di un organismo di base.
Prima di tutto gli uomini: per noi studenti i lavoratori appartenevano a una categoria diversa, lontana dai nostri problemi; pur avendo per loro un senso di rispetto, i loro problemi, la loro umanità, direi che mi erano sconosciuti.
Entrare in cooperativa e discutere con loro fu per me la scoperta di questa gente semplice e forte, che porta dentro una saggezza secolare, che è capace di descrivere il profumo e il sapore del vino con raffinata competenza, che sa giocare scientificamente a briscola o a tresette, ma sa anche sintetizzare con lucidità i problemi complessi della politica e dell'economia. Parlare con loro è stato, all'improvviso, immergermi nella storia vissuta che a scuola i professori non ci avevano mai insegnato: ogni fatto acquistava, nei loro racconti, la freschezza della vita, ogni uomo era un libro che si apriva a poco a poco, con la modestia dei poveri.
E man mano che le loro storie personali s'intrecciavano, venivano in luce problemi generali visti da angolazioni diverse, dando alle mie grigie e povere nozioni scolastiche il volto dei veri protagonisti della storia.
In secondo luogo imparai la matematica applicata all'economia. Una cooperativa è un organismo vivo, sensibile alle variazioni economiche, ed era quindi necessario seguire l'andamento con assiduità. Gli inventari periodici, specialmente quelli di fine anno, sottraevano a me, allora giovane, serate di festa o di riposo, ma mi permettevano di capire i meccanismi del controllo delle vendite e soprattutto il comportamento degli spaccisti (commessi ndr) nei confronti dei soci e della cooperativa, tutti problemi che sono propri della gestione collettiva e che i lavoratori devono essere preparati a risolvere, se il nostro fine è di preparare la realizzazione del socialismo.
Ricordo che, per l'esigenza di avere sempre davanti la situazione economica della cooperativa, specialmente nel periodo della diffusione degli spacci (negozi coop, ndr) a Piadena e nelle frazioni, pensammo di visualizzare i dati numerici con grafici. Per la prima volta quei strani disegni che si trovavano sui libri di statistica, lì erano inventati per dire, col linguaggio delle linee, come andavano le cose nella nostra cooperativa, in ogni singolo spaccio e nel complesso. Questa rappresentazione grafica era capita da tutti, ma il vero significato politico era la sfida alle aziende private che notoriamente tenevano la doppia contabilità (una falsa per il fisco e una vera per il padrone).
La nostra cooperativa usciva alla luce del sole con una unica e vera contabilità, reggendo, con la sua oculata amministrazione, al peso delle tasse che infierivano maggiormente su di essa.

Renzo Corghi:
Un giorno Ferrari, il padre di Vasco, mi dice: "adesso che sei nel Collegio Sindacale non puoi fare una interpellanza al consiglio per sapere quanti salami ci sono nella…camera dei salami dove non può entrare nessuno all'infuori del presidente e del vice-presidente?".
Al primo consiglio che c'è stato io ho chiesto al presidente e al vice-presidente che il consiglio venisse informato dell'andamento della macellazione e della giacenza dei salami, perché era giusto che tutti i consiglieri ne fossero informati. Se poi c'era qualche cosa da tenere segreta si poteva tenere segreta ma il consiglio era giusto che ne fosse informato. Il consiglio è stato informato e abbiamo poi costituito un magazzino con tanti cartellini per ogni singolo prodotto dove venivano segnate le entrate, le uscite e le rimanenze dei prodotti.
Questo fatto dei salami può sembrare insignificante però lo ritengo importante perché allora c'erano due metodi di intendere la gestione della cooperativa. Il primo di chiusura e di gelosia e il secondo, che ha prevalso, di apertura e di maggiore democrazia perché tutti devono essere al corrente della vita della cooperativa. Tieni conto che allora eravamo appena usciti dal periodo fascista ed era facile incorrere in errori di accentramento come quelle del presidente e del vice presidente di allora che però hanno subito aderito alla mia proposta.

Renato Storti:
Quando si pigiava l'uva c'erano discussioni tra consiglieri. C'era chi metteva in discussione se la cooperativa doveva essere una azienda di distribuzione oppure di produzione.
Cominciavano a nascere le prime cantine cooperative che davano una certa garanzia sulla qualità del prodotto. Li pigiatura inoltre cominciava a costare parecchio alla cooperativa perché si doveva pagare tutto l'anno un cantiniere. Su questo problema ci sono state anche discussione vivaci tra i consiglieri che riguardavano la funzione e l'organizzazione del movimento cooperativo nel futuro.
E siamo arrivati a oggi dove esistono cooperative di consumo che curano il settore delle vendite e dove esistono cooperative di produzione che si sono specializzate nel loro settore (cantine, latterie, macelli ecc.)

Alla cooperativa, nel 1946, era stata assegnata da parte del Comune di Piadena, la distribuzione dei prodotti UNRRA (vestiti e stoffe) da vendere senza maggiorazione sul prezzo di costo. La cooperativa poteva dare questa garanzia perché non si prestava a operazioni di carattere speculativo. Allora c'era carenza di tessuti e questa distribuzione era molto sentita. Poteva prestarsi però, se lasciata alla iniziativa privata, a speculazioni che invece in cooperativa, gestita collegialmente e con il controllo dei soci, non potevano avvenire.

Nel 1948

Amerigo Gaspari:
Nel 1948-49 ci sono stati lunghi giorni di sciopero dei contadini. La cooperativa ha aiutato i contadini in lotta facendo credito alle famiglie. Questa ha certamente contribuito alla vittoria della lotta dei contadini. Ricordo che non sapevamo se ce l'avremmo fatta a sostenere l'onere del mantenimento delle famiglie dei contadini.
Dicevamo però ai contadini di tenere duro lo stesso, Noi avevamo un patrimonio in cantina. Botto grossissime. Eravamo disposti anche a vendere questo patrimonio pur di sostenere la lotta dei contadini.

Renato Storti:
Io ho fatto il presidente dopo Corghi, prima di Parcellari. Dopo il 1948-49 è iniziata una crisi nelle cooperative dei paesi rurali del cremonese. Abbiamo avuto un forte esodo dei salariati agricoli e dei terrazzieri, con le loro famiglie, verso Milano. Anche a Piadena l'esodo è stato di circa il 35% di detti lavoratori. Il numero dei residenti però, a causa dell'afflusso dai paesi limitrofi di contadini che si recavano a Piadena per una nuova sistemazione oppure in attesa di effettuare un secondo esodo verso le grandi città industriali non è diminuita.
La nostra cooperativa quindi non ha subito una flessione nelle vendite perché in paese entravano forze nuove che però restavano solo clienti e non diventavano soci.
I più attivi quindi politicamente andavano a Milano e a Piadena abbiamo risentito un po' di questa emigrazione dal punto di vista organizzativo.
Le forze clericali avevano avuto nel 1948 la maggioranza del '48% nelle elezioni e del 51% in Parlamento per effetto dei resti. Poi c'è stata la politica di Scelba contro il movimento cooperativo il quale veniva ostacolato in tutti i modi possibili. Ricordo che non venivano rilasciate licenze per la vendita di bevande alcoliche. Venivano concesse solo licenze per soli soci e spesso i carabinieri controllavano se i clienti che entravano negli spacci erano soci o non. Bastava che trovassero un cliente non socio e quello prendeva la multa insieme alla cooperativa.
C'era poi una campagna anticomunista condotta dalle forze reazionarie del paese. C'era stata perfino la scomunica. E anche questo contribuiva ad allontanare dal nostro movimento molte persone. Venire in cooperativa voleva dire essere considerato comunista o socialista e questo a molte persone dava fastidio. Alcuni clienti proprio per questo si sono allontanati dal movimento. Pochi però, perché nei confronti della cooperativa è sempre stato dimostrato da parte della popolazione un largo attaccamento, nonostante il settarismo degli avversari politici che cercavano di colpirla.
Questo stato di tensione è durato dal 1948 al 1954.
Poi in cooperativa è venuto il Commissario voluto dalle forze reazionarie appoggiate da alcuni dissidenti della sinistra a seguito di una crisi creata allora nella Amministrazione Comunale e animata dall'allora sindaco comunista che poi è passato nelle file di una coalizione di centro destra.
Si diceva che la cooperativa dava i soldi al Partito Comunista. Sono venuti a Piadena quelli dei manifesti di "Pace e libertà" di Edgardo Sogno a intervistare alcuni dissidenti e a fare un manifesto contro le sinistre.
I fatti erano questi: la cooperativa aveva fatto un prestito alla cooperativa di Gussola di lire 500.000 che poi è stato ritornato. Quel prestito è servito alla cooperativa di Gussola per la costruzione della Casa del Popolo. Da parte dei soci democristiani e dei dissidenti del PCI è stata fatta una denuncia ai carabinieri e hanno chiesto di far venire un ispettore governativo. La Prefettura ha mandato quale ispettore il dott.Gnocchi che è stato in cooperativa una settimana e poi è andato via dicendo che era tutto a posto, regolare. La Prefettura, sollecitata ancora dalle forze avverse di Piadena e dai dissidenti della sinistra, ha poi inviato un altro ispettore nella persona del rag.Damiani in quanto pensavano che quello precedente, che tra l'altro mi conosceva benissimo perché giocava al pallone come me, non avesse fatto nessun rilievo proprio perché ci conoscevamo. Allora è stato inviato un altro ispettore della Prefettura che poi ha chiesto di nominare un Commissario governativo nella persona del dott. Gnocchi.
Il dott. Gnocchi si è valso della collaborazione di un commercialista di Isola Dovarese, di tendenza fascista, ed ha provveduto ad un controllo amministrativo dettagliato. E' stato sei mesi in cooperativa. Nella sua relazione ha poi riconosciuto che la cooperativa era in una situazione sana e che perciò era stata amministrata bene.
La denuncia però è stata fatta lo stesso dai dissidenti.
Siamo stati chiamati davanti al giudice Grandi che, secondo il mio punto di vista, ha capito subito che le denuncie fatte non potevano intaccare l'onestà degli amministratori che avevano dato la loro opera disinteressata. Io stesso quando ero presidente e andavo per la cooperativa in trasferta non ho mai avuto un rimborso, nemmeno delle spese vive. Perciò anche il giudice Grandi aveva capito benissimo che sotto c'era il problema politico.

Corghi Renzo:
Si era creata una situazione politica difficile in paese, a livello comunale. Quando è stata costituita la cooperativa edificatrice alcuni soci sostenevano che le quote regalate ai soci erano soldi trafugati e hanno fatto una denuncia.
Poi c'erano altri fatti. La cooperativa di Gussola stava costruendo la Casa del Popolo e ha chiesto se potevamo dare 500.000 lire in prestito.
Alcuni soci hanno denunciato il Consiglio perché sostenevano che i soldi dati alla cooperativa di Gussola erano soldi che andavano al Partito e perciò venivano distratti dalla economia della società. La denuncia era tale che è stato richiesto, da parte di questi soci, la venuta di un Commissario Governativo.
Arriva il Commissario. Io gli dissi, quando arrivò, che era una grande iattura per la cooperativa la venuta di un Commissario.
Lui mi disse: "Guardi, questa sua sincerità mi piace. Io le dimostrerò che prima di essere un commissario sono un cooperatore. Lei è disposto a collaborare?".
Io gli risposi di sì. Da allora il Commissario non ha mai mosso un dito se non mi veniva a chiamare. E' iniziata così una collaborazione per il bene e l'interesse della cooperativa. Collaborazione che non c'è stata invece da parte degli avversari politici che avevano fatto la denuncia. Una volta il Commissario mi disse: "Devo convenire di una cosa. Che quelli che hanno fatto la denuncia sono dei f…Voi come amministratori siete delle persone oneste. Io vi riconsegnerò la cooperativa in condizioni di poter funzionare e vedrete che non peserò finanziariamente molto".
Infatti, quando se ne andò, presentò un conto spese non eccessivo.
Quando si è giunti alla assemblea per la presentazione della relazione del Commissario Governativo, noi ci eravamo preparati per poter nominare a presidente della assemblea uno dei nostri. Abbiamo preparato una serie di interventi per sostenere e proporre la mia nomina e controllare così l'andamento della assemblea stessa. Quando poi ci siamo riuniti il Commissario stesso, per la fiducia che mi ero conquistata, propose alla assemblea la mia nomina a presidente.
Ricordo che in quella assemblea sono dovuto intervenire su alcuni soci perché la discussione non uscisse dal seminato ma si mantenesse nella correttezza e sui problemi concreti che erano i problemi del risanamento cooperativo. L'assemblea poi ha nominato il nuovo consiglio nel quale non è entrato nessuno dei soci che avevano esposto denuncia e questo ha voluto significare anche il loro isolamento.
Ritengo (e penso che questo non sia solo un mio parere) che della gestione commissariale abbiamo avuto un grosso insegnamento perché abbiamo imparato delle cose che prima non sapevamo.
Il dott.Gnocchi (il commissario) già conosceva il movimento cooperativo (in particolare le Latterie della Provincia) e perciò aveva una esperienza valida sui problemi cooperativi e ci ha dato un valido aiuto sul piano amministrativo.


Gaspari Amerigo:
(parlando della venuta del Commissario)
E' successo che loro (i dissidenti n.d.r.) dicevano che noi avevamo una amministrazione grama. Che rubavamo. Erano tutte calunnie. Dicevano che c'era un ammanco di 11 milioni. Io gli dicevo: "dovete darmi le prove altrimenti io vi denuncio". Le prove non c'erano perché non era vero quello che dicevano. Però essi hanno fatto lo stesso la denuncia e siamo stati chiamati davanti al Giudice.
Poi siamo stati assolti in istruttoria.
La denuncia è stata fatta perché credevano che la cooperativa finanziasse i partiti. C'era anche una azione denigratoria sul piano personale. Mi ricordo che i dissidenti dicevano che io stesso avevo comperato la mia casetta, tri cuup mars (tre tegole marce n.d.r.) con i soldi della cooperativa. Colpivano sul piano personale, con disonestà.
Io ho avuto modo di conoscere il Commissario Governativo. Non era gramo. Faceva il suo mestiere. Aveva un impiegato di Isola Dovarese che tutti i giorni veniva a tenere l'amministrazione. Quando il Commissario ha presentato alla assemblea il Bilancio e ha chiesto l'approvazione, nessuno dei soci ha approvato.
Il Commissario, quando ha visto che aveva contro tutti i soci, ha fatto riunioni con i soci, anche con i dissidenti. Ha detto che in cooperativa non c'erano ladri, come sostenevano i dissidenti. Ci poteva essere disordine amministrativo ma non disonestà. E non poteva fare nessuna denuncia. Uno dei dissidenti allora disse: "Se non va avanti lei andiamo avanti noi!".
"Facciano pure" rispose il Commissario.
Ci hanno così denunciato ma siamo poi stati assolti.

Storti Renato:
Dopo la gestione del Commissario, e precisamente nel 1959, ci siamo unificati con la Cooperativa Edificatrice prima e con la cooperativa di Drizzona poi.
La Cooperativa Edificatrice era stata fondata nel 1949 regalando a tutti i soci della cooperativa di consumo una quota sociale ed era diventata la proprietaria degli stabili nel 1950..

Gaspari Amerigo:
Nel 1950 abbiamo comperata la casa dove adesso c'è la sede sociale. Io ero presidente e Della bassa Augusto era vice presidente. Augusto ci disse che lui conoscere bene Boari, il proprietario. Andò lui, con Mario Lodi e Corghi Renzo a parlare a Boari e gli diede a intendere che voleva acquistare la casa perché voleva fare un piccolo laboratorio di giocattoli. Poi incede la comprò per conto della cooperativa Edificatrice. Io, nel frattempo, per mascherare un po' le cose, avevo scritto una lettera a nome del Consiglio al proprietario dicendo che la cooperativa aveva saputo che la casa era in vendita e che la cooperativa era interessata all'acquisto. Non sapevamo se Boari volesse o no vendere la casa alla Cooperativa. Comunque abbiamo ritenuto prudente far finta che la casa venisse acquistata da Della bassa per evitare difficoltà. In questo modo l'abbiamo anche pagata a molto meno rispetto al prezzo che chiedeva alla Cooperativa.
Nella casa appena acquistata è stata subito aperta la Biblioteca Popolare.
A quel tempo facevamo anche delle feste. Ricordo che, come cooperativa, abbiamo organizzato al Teatro Paroli, che avevamo in affitto, una festa da ballo dei cooperatori. Eravamo nel 1948-49.

Storti Renato:
Dopo la gestione commissariale si è dato inizio al processo di unificazione con le cooperative di consumo della zona e è nata l'Alleanza delle Cooperative di consumo del Piadenese e del Casalasco.
Questa unificazione è stata fatta per salvare la cooperazione in quei comuni dove la cooperativa era in difficoltà. Unendo le forze siamo riusciti a tenere in piedi, in tutti i comuni della zona, le cooperative, altrimenti alcune dovevano chiudere i battenti.
Un fatto negativo però c'è stato nel processo di unificazione. I soci di alcune cooperative incorporate non hanno più avuto quell'amore e partecipazione verso la loro cooperativa come in precedenza, in quanto c'era la tendenza a delegare al centro, e cioè a Piadena, l'attività, anche se nel consiglio generale vi erano rappresentanti di tutte le cooperative incorporate. Sembrava quasi che fosse cessata nei comuni dove prima c'erano le cooperative autonome la passione verso l'attivismo e l'organizzazione politica.
Vediamo però adesso che questo attivismo esiste ancora, specie nei giovani, in altri settori, come quello della organizzazione delle Feste dell'Unità che vede una larga e cosciente partecipazione di popolo.

Le attività culturali

Mario Lodi:
Come consigliere della cooperativa, il mio principale contributo lo diedi nelle attività culturali della Biblioteca Popolare. Io provenivo, insieme ad altri giovani cooperatori, dal Fronte della Gioventù, dove avevamo fatto alcune esperienze culturali, come il teatro di massa, le mostre del lavoro, l'autogestione della scuola professionale, la redazione del giornaletto "Arcobaleno".
Sciolto il Fronte, l'ambiente dove era possibile fare attività culturali con finalizzazione sociale era la cooperativa. Ricordo che il consiglio di amministrazione decise contributi per l'acquisto di molti libri, ai quali si aggiunsero quelli della Biblioteca della Società Operaia di Mutuo Soccorso, incorporata.
La sinistra in quegli anni a Piadena era forte: gestiva unitariamente la cooperativa e il Comune.
Dopo il 1948 però, contro questi due organismi si scatenò la reazione delle destre. Erano i tempi di Scelba e non si andava per il sottile: tutti gli amministratori della cooperativa dal 1945 fino a quel momento vennero accusati di disonestà, fu aperta un'istruttoria e si insediò il Commissario.
Contro gli amministratori comunali, sfruttando una crisi interna alla Amministrazione Comunale, si organizzò un'altra campagna scandalistica sostenuta dai famigerati manifesti di "Pace e Libertà" di Edgardo Sogno.
Le elezioni avvennero in un clima di tensione e le destre, riunite in una lista civica capeggiata dall'ex sindaco comunista, conquistarono il Comune.
Sembrava il crollo di tutto, invece no.
Poiché la Biblioteca è chiusa, i consiglieri di minoranza stampano, insieme con altri compagni, in casa di un operaio che aveva costruito la pressa, Franco Pasini, un giornaletto: "La voce della minoranza". Due anni dopo gli amministratori della cooperativa sono assolti, la cooperativa viene restituita ai legittimi amministratori eletti dai soci e il nuovo consiglio riapre la Biblioteca. E lì continua la stampa dei fascicoli. Ben presto si passa ad altri lavori più impegnativi, nuovi per i giovani: le inchieste, le indagini sui problemi della gente, l'uso dell'apparecchio fotografico e della cinepresa come strumenti politici di documentazione, la stampa al limografo. Nascono così i Quaderni di Piadena che portano alla questione dei servizi culturali di classe una novità: in biblioteca non solo si distribuiscono e si leggono libri, ma anche si fanno. Sono fascicoli che riportano argomenti legati a diversi problemi e attività: dall'analisi storica del Natale, ai problemi dei giovani, dai resoconti di vacanze in tenda alla ricostruzione degli scioperi contadini del 1948 e 49, dalla spiegazione della funzione della cooperativa alla occupazione della filanda. Fascicoli che la Cooperativa dovrebbe ristampare per far conoscere ai giovani di oggi quell'impegno e quei problemi, in un contesto storico diverso dall'attuale in cui però si maturavano idee nuove e quindi diverse attività. Infatti i lavoro del gruppo si è andato sempre più legando alle lotte in corso. L'impegno del singolo, che nel lavoro collettivo padroneggia strumenti nuovi e realizza se stesso, si fonde sempre più con l'impegno politico del militante di base che agisce nei sindacati, nel partito, nelle forze organizzate della classe operaia.
Nel 1960 viene riconquistato il Comune di Piadena e il quaderno "Pubblica Adunanza", che documenta il primo contatti dell'Amministrazione Popolare con la base, è in embrione l'idea che dieci anni più tardi porterà a Piadena l'esperienza dell'Assemblea Popolare con potere decisionale.
La mia responsabilità diretta, come consigliere della cooperativa, nella Biblioteca Popolare dura fino al 1963, quando Gianni Bosio mi invitò a collaborare con le Edizioni Avanti! Ma i rapporti restarono stretti anche negli anni successivi, tanto è vero che collaborai (e tuttora collaboro) col Gruppo Padano, il quale iniziò la ricerca dei canti popolari, partecipò agli spettacoli del Nuovo Canzoniere Italiano, e poi continuò la sua attività creando nuove canzoni politiche, producendo audiovisivi e spettacoli da utilizzare nelle campagne elettorali e nei Festival dell'Unità, organizzando spettacoli di burattini, continuando la pubblicazione dei quaderni di Piadena.
Oggi il Gruppo Padano, pur avendo la più ampia autonomia organizzativa e di programmazione, nell'ambito della cooperazione piadenese che lo considera un servizio culturale previsto dallo Statuto, in collaborazione con i partiti storici della classe operaia e con associazioni e gruppi democratici come l'Anpi, l'AIED, l'UDI, porta avanti e perfeziona le attività iniziate dalla Biblioteca Popolare tanti anni fa, con il fine della formazione sociale e politica del militante di base e della popolazione.